Quest’album è una poesia sparsa, nata da registrazioni informali rubate dall’artista... a se stesso.
Una tela impressionista. Una foto seppia, semi-bruciata.
Un pianoforte stanco, un suono antico, che esplora liberamente, pieno di risonanze di pedale.
Una sola storia completa. Per tutto il tempo, trucchi ricorsivi. Una conversazione interminabile, con idee che vengono, vanno e tornano, appiccicate alle abitudini. Come noi.
Lampi e voli, per l’incanto. Tracce, trance e schemi, distillati sul suolo vivente di una tastiera non del tutto binaria. Roba da plastico.
Uno stato liminare, onirico. Un sogno ad occhi aperti. Ai confini della percezione.
Suonare, è tutto qui. La zona crepuscolare dei sogni è la doppia vita che incontriamo ogni notte. Vento caldo, sguardo sincero, la trasparenza acquosa dell’aria.
Influenzato dall’electro-psychepop e dalle sperimentazioni, il pianista ha sognato quest’album, nuotando in profondità in un lago nuvoloso, sfiorando umanimali dagli occhi fluorescenti. Pianoforti sporchi lungo il percorso. Immagini sporche. Forse una specie di jazz simbolista francese.
Un cliché. Come le nostre vite, rivissute, ancora una volta, attraverso il sogno ad occhi aperti di film e serie TV.
Siamo qualcosa di più dei cliché? Non importa.
Sorridi alla telecamera. Fai l’amore con la telecamera, sì, dai, così, baby, continua, scopa la telecamera. Tutto questo perché un pianoforte non è uno strumento da portare in giro, e tutti lo suonano: nessuno possiede un pianoforte. È quella ragazza o quel ragazzo che tutti amano in segreto. Tutti ci va a letto con... Il pianoforte è la tempesta di te stesso. Il pianoforte è la calma, un mormorio lieve di te.
Queste registrazioni sono roba vera, suonate su pianoforti incontrati lungo la strada, catturate con dispositivi semplici. Allo stesso modo in cui crea la sua arte digitale low-fi, quest’album è un ricordo nebbioso, come un vecchio live di Bill Evans in un ristorante, solo che qui i clienti avrebbero smesso di parlare, di mangiare, solo per ascoltare.

Una poesia francese:
Un vento caldo gonfia il cuore,
scuote i cipressi.
Quella luna troppo grande, così vicina da poterla toccare, illumina le scorie di altre notti.
Ti vedo, offuscata dai capelli fluttuanti,
e due macchie blu.
Che mi trapassano con gentilezza, lentamente.
Una poesia francese esce dalla mia bocca,
di alcol e tabacco...
Le persone che si vogliono bene hanno un buon alito?

*« Riascoltandosi, il pianista percepisce il suo suonare come un volo brulicante, un accavallarsi di molecole primordiali che scorrono nel cosmo interiore, la materia sensibile dell’essere-al-mondo. Tenerezze, lacrime, sospiri, brontolii di potenza, passione, rabbia o gioia. Anche rabbie gioiose. Stasi spirituali, che si allungano fino all’esaurimento. Miriadi di piccoli crolli di frammenti di sé.
I suoni spingono l’aria e i sentimenti tra noi, in onde concentriche, per scarabocchiare la colonna sonora originale di un film inesistente. La vita. Una consapevolezza crepuscolare, con metà della mente ancorata alla realtà e l’altra metà che sogna ad occhi aperti, senza alcol, senza erba. Non sempre. Le palpebre ancora incollate dai sogni della notte precedente. Il sole negli occhi, mentre mi faccio strada alle prove quasi cieco, intrecciandomi tra le sagome senza volto dei passanti ritagliate contro la luce. È così che suono.
Se, mentre suoni, ascolti il tuo mondo interiore, diventa una lieve trance in cui una lingua senza parole cresce in te, e intorno, un sacco di immagini della tua vita intera, numeri e vibrazioni, emozioni e lampi effimeri di lucidità. Qualcosa è in azione, non creato da te, ma anche fatto con qualcosa di te, dei tuoi numerosissimi io.»*
Cosa? Quale? Chi? Che musica fare quando le tue radici si estendono tra la Polonia nord-orientale, l’Ucraina vicino a Kyiv, la Francia di Saint-Chamond e oltre, e l’ex colonia del Camerun, sulle sponde del fiume Sanaga?
IFB ha lavorato come musicista e artista visivo in diversi progetti: rock underground new wave, quartetto jazz, banda di ottoni ibrida e sperimentazione electro con sensori interattivi, etichetta di musica elettronica, quartetto vocale a cappella, canzoni electropop sperimentali, musica per teatro e danza, e numerose residenze e mostre d’arte digitale contemporanea.
Questa musica funziona anche molto bene guardando il cielo, nuvoloso o stellato, una giornata soleggiata in città, una campagna piovosa...

Altri lavori:
Arte visiva digitale: www.miground.paris/baloste1 Altri progetti musicali e sonori: www.miground.paris/music